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martedì 4 giugno 2013

Hamburger di melanzane con salsa di mozzarella



Ho uno scaffale pieno di libri di cucina, alcuni davvero interessanti. Tra questi posso sicuramente includere "Vegetariano" di Heinz Beck: ricette essenziali con perfetti accostamenti di sapori.
Questi hamburger sono presi da lì, così come la salsa di mozzarella, anche se con i soliti adattamenti, ma credetemi, sono molto gustosi!

Hamburger di melanzane con salsa di mozzarella


Ingredienti per 2/3 persone:

Hamburger:

una melanzana grande (circa 400 grammi)
erba cipollina (o aglio)
un rametto di timo
un rametto di rosmarino
3 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
4 fette di pancarrè
pane grattugiato q.b.
sale e pepe nero
olio extravergine di oliva
1 uovo, sbattuto
farina 

Salsa di mozzarella:

una mozzarella da 125 grammi
la sua acqua di conservazione

Sbucciare la melanzana, tagliarla a pezzi, salarla e lasciarla stufare in olio extra vergine di oliva con  tutte le erbe aromatiche, portandola a cottura e facendo asciugare il liquido che perderà durante la cottura.
Quando sarà cotta ridurla in purea schiacciandola con una forchetta.
Aggiungere due fette di pancarrè precedentemente frullato, 1/3 dell'uovo, pepe e il parmigiano.
Aggiustare la consistenza aggiungendo pane grattugiato, mantenendo comunque un composto piuttosto morbido.
Frullare il resto del pancarrè mescolandolo a qualche cucchiaio di pangrattato.
Formare gli hamburger, passarli nella farina, poi nell'uovo rimasto, e infine nel pancarrè.
Cuocere gli hamburger in una padella antiaderente con 4/5 cucchiai di olio extra vergine di oliva.

Frullare la mozzarella con la sua acqua, fino a formare una salsina con la quale accompagnare gli hamburger.





lunedì 25 giugno 2012

La Sfogliata di Finale Emilia


Come promesso iniziamo con la pubblicazione di ricette della tradizione gastronomica dell' Emilia colpita dal terremoto. 
Oggi  tocca a me, con la Sfogliata, e a Teresa con i Tortelli fritti con il Savor.


Con la temperatura di questi ultimi giorni che ha sfiorato i 40 non è proprio la stagione adatta per questa meravigliosa preparazione, ma la Sfogliata, o Torta degli Ebrei, o in dialetto Tibùia, è il piatto tipico di Finale Emilia per eccellenza e merita attenzione tutto l'anno. 
Inoltre Finale è stato uno dei paesi più colpiti dai terremoti, quindi ho scelto ugualmente questa ricetta per la nostra raccolta: mettetela da parte e provatela quando ci sarà più fresco, ne vale la pena!

Si tratta di una specie di millefoglie salata, ripiena di formaggio, assimilabile al burek mediorientale. Probabilmente fu introdotta a Finale nel '600 dalla famiglia ebraica dei Belgradi , preparata esclusivamente in modo artigianale (fuori da Finale non l'ho mai vista) con pochi e semplici ingredienti, che devono essere di ottima qualità: acqua, farina, sale, strutto, burro e parmigiano-reggiano.
Lo strutto ci va, anche se l'associazione "Torta degli ebrei" e "strutto" farà strabuzzare gli occhi a molti, ma se leggete la storia di questa ricetta capirete ne capirete la ragione:)

Le origini di questa ricetta, come dicevo, sono antichissime.
Finale accoglie i primi ebrei in fuga da Spagna e Portogallo a causa di un'ordinanza della cattolicissima regina Isabella, che obbligava gli ebrei a battezzarsi, pena l'emigrazione entro 3 mesi, a metà del '500.
Negli anni si forma una comunità ebraica numerosa e fiorente, ancora oggi esiste un cimitero ebraico risalente al 1627. 
La cittadina allora era chiamata Venezia degli Estensi, per i canali che la attraversavano e il porto fluviale che controllava la navigazione tra Modena e Ferrara e che favoriva gli scambi anche con la confinante Repubblica Veneta, questo permise al paese di acquisire importanza commerciale e militare (la città perse poi le sue caratteristiche di città d'acqua quando, alla fine dell'800,  vennero interrati i canali).
In questo ambito, la ricetta della sfogliata rimane custodita gelosamente, fino al 1861, anno in cui Mandolini Rimini, per sposare una cristiana, si converte al cattolicesimo, subendo il disprezzo della comunità di cui aveva fatto parte.
Per vendicarsi divulgò la ricetta della torta, sostituendo il grasso d'oca, usato precedentemente, con lo strutto, alimento a loro proibito. 

Da allora la Sfogliata si può trovare in tutti i bar e in molte panetterie di Finale, ogni famiglia conserva la propria ricetta. Un tempo veniva venduta dalle "rezdore" del paese, che davanti alle loro abitazioni esponevano un braciere per tenerla al caldo.
Ogni anno, l'8 dicembre, viene distribuita gratuitamente in occasione della "Festa della Sfogliata".

fonti: vedi quiquiquiquiquiqui e qui


 Sfogliata di Finale Emilia


Per la preparazione mi sono basata sulla versione di Rina Poletti, che generosamente ha condiviso la sua ricetta di famiglia in Storie di terre e di rezdore, meraviglioso ed utilissimo progetto per il recupero della cultura gastronomica modenese. 
Per il procedimento vi consiglio vivamente di visionare, prima di iniziare, il filmato in cui la signora Rina prepara la sua sfogliata, qui
Non è una preparazione difficile, a patto di rispettare i tempi di riposo dell'impasto. 



Ingredienti per circa 9 porzioni:
(una teglia da forno di cm. 35x28)

per la pasta

340 grammi di farina 0
190/200 grammi di acqua naturale
10 grammi di sale

per condire

100 grammi di strutto di ottima qualità
100 grammi di burro di ottima qualità

150/180 grammi di parmigiano-reggiano tagliato a scaglie

Disporre la farina a fontana sul tagliere, unire il sale e l'acqua un po' alla volta, quanta ne basta per ottenere un panetto morbido. 
Impastare bene ed energicamente per almeno 10 minuti, più si lavora migliore sarà il risultato finale.
Quando avrà raggiunto la consistenza giusta, lasciare riposare il panetto, coperto da un canovaccio, per almeno 40 minuti.
Impastare ancora qualche minuto e dividerlo in 6 panetti uguali, coprirli con un canovaccio e lasciarli riposare per altri 20 minuti.

Intanto fare sciogliere a bagnomaria il burro e lo strutto, mescolando con una frusta per miscelare bene, dovrà risultare una crema omogenea.

Passato il tempo di riposo, riprendere un panetto alla volta, allargarlo con le mani sul piano di lavoro unto con un po' di burro e strutto, ungendo anche la superficie del panetto con i grassi, soprattutto ai bordi, formando un rettangolo.
Prendere un altro panetto e stenderlo sopra al primo, sempre spalmando bene superficie e bordi con i grassi, senza timore di premere troppo, e così via fino al sesto panetto.
Se si sono rispettati i tempi di riposo l'impasto si stenderà  sottilmente senza problemi.
In questo modo otterremo 6 strati, spalmati di grassi ad uno ad uno, disposti uno sull'altro.
Ripiegare di circa 2 centimetri verso il centro, i bordi della parte lunga del rettangolo, spalmandoli bene con i grassi. 
Ripiegare poi verso il centro un terzo del rettangolo di pasta, e ripiegare su di esso l'altro terzo esterno, come per la pasta sfoglia.
Si otterrà in questo modo un altro rettangolo, formato da 18 strati.
A questo punto, se fa caldo, il panetto si mette a raffreddare in frigo, coperto, per circa 40 minuti (se invece la stagione non è calda si può lasciare a riposare a temperatura ambiente).
Passati i 40 minuti si riprende il panetto e, sempre con le mani, lo si allunga fino a farlo diventare il triplo, poi si allarga, delicatamente, cercando di non formare buchi. 
Si otterrà un rettangolo lungo, che si dovrà tagliare in 3 pezzi di uguale dimensione.
Ungere la teglia scelta per la cottura con un po' di burro e strutto, posizionare al centro il pezzo centrale del rettangolo e stenderlo bene fino a riempire la teglia. 
Cospargere il primo strato con abbondante parmigiano-reggiano tagliato a scaglie.
Coprire con un'altra sfoglia, allargandola bene con le mani sulla prima, poi di nuovo cospargere con il formaggio e proseguire stendendo l'ultima sfoglia sopra a quella precedente, premendo bene per sigillare i bordi e facendo pressione su tutta la superficie: l'impasto crescerà senza problemi in cottura.
Ungere bene la superficie con i grassi rimasti e con un coltello affilato incidere a rombi.
Cuocere in forno a 180°C per circa 40 minuti: la sfogliata dovrà essere croccante e dorata.

Si mangia calda, o tiepida, accompagnata tradizionalmente da qualche goccia di Anicione, liquore digestivo ottenuto dalla distillazione di alcool purissimo ottenuto dalla frutta e semi di anice verde, anice stellato ed altri semi aromatici, prodotto nel territorio finalese fin dal 1814.
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Anche questa volta, come con la pastiera, abbiamo avuto l'onore di avere i preziosi consigli di Luciano Pignataro sul vino da abbinare ai nostri piatti. Ecco il  vino da abbinare alla Sfogliata:

"Ma su questo ghiotto boccone, perché no un bel Pignoletto? Bianco tipico, fresco, che disseta, da bere a canna. Andiamo allora con il Colli Bolognesi Pignoletto Superiore di Isola, piccola azienda di Monte San Pietro. 
oppure il Lambrusco Salamino di Santacroce VignetoSaetti di Luciano Saetti, bravo artigiano di Soliera in provincia di Modena." 



Domani non perdetevi le ricette di Tinucciacon le Rosoline o polpettine dolce brusco

e di Caris, con la sua Torta di tagliatelle!


martedì 21 febbraio 2012

La zuppa imperiale


Ci sono amicizie che durano una vita intera. Sono stata fortunata: ho conosciuto la mia amica più cara sui banchi della scuola superiore. Due caratteri differenti ma tante cose in comune, compreso l'interesse per la cucina. Quest'anno compie trent'anni! La nostra amicizia eh, mica la Simo, anche se le piacerebbe eccome!:D
La Zuppa Imperiale non fa parte della tradizione culinaria della mia famiglia, è tipica invece di Bologna e dintorni, ed è proprio al confine tra le province di Modena e Bologna che abitava, ai tempi,  la mia amica.
Mi incuriosivano non poco  questi cubetti dorati messi ad asciugare sui vassoi.  Li notavo il sabato pomeriggio, quando, dopo la scuola, salivo sul suo autobus anziché sul mio, e passavamo qualche ora insieme.
Il sabato, già, perché in Emilia, la domenica, era la giornata del brodo, in tutte le case. Quadretti o tagliatelline, di solito, a casa nostra, quando mangiavamo tutti insieme: nonni, zii e cugini.  I tortellini anche, ma per quelli ci voleva una festa speciale! 

Non sono riuscita a trovare nulla sull'origine di questa ricetta, e nemmeno  del suo nome così importante. L'Artusi  descrive un piatto molto simile nel suo  "La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene",   chiamandola  Minestra composta con il semolino, ma non mi chiarisce le idee sulle origini.
La Zuppa Imperiale che vedete qui, come avrete capito, è della mamma della Simo, e a differenza di altre, non contiene burro tra gli ingredienti, né mortadella. Il sapore assomiglia un poco a quello dei passatelli, per avere un'idea.
Le dosi sono semplici da ricordare: per ogni uovo due cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato e uno di farina. La mia amica mi raccontava che sua madre spesso prepara i cubetti e li cuoce subito, senza farli asciugare, ma io mi sono ormai affezionata all'immagine dei vassoi della mia adolescenza, e continuo a prepararla il sabato, per mangiarla la domenica.
E' il piatto ideale per queste fredde domeniche invernali.

La Zuppa Imperiale dell'Orianna


Ingredienti per 3/4 persone:

3 uova intere
6 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
3 cucchiai di farina 0
sale, senza esagerare
una macinata di pepe nero
noce moscata grattugiata al momento
1 pizzico di bicarbonato 

un buon brodo di carne per la cottura

Amalgamate tutti gli ingredienti e versate il composto in una teglia da forno, rivestita da carta-forno, livellandolo bene con l'aiuto di una spatola. Lo spessore dovrà essere circa di mezzo centimetro. 
Cuocete il composto in forno a 170 gradi per 20/30 minuti.


La superficie si presenterà di un bel colore dorato. Lasciate raffreddare  e tagliate a cubetti di mezzo centimetro.
Se l'altezza del composto, una volta cotto, non dovesse essere uniforme, tagliate l'eccesso di pasta in orizzontale, e, se lo spessore lo consente, riducete a cubetti anche quella.


Distribuite i cubetti di pasta su un vassoio e lasciateli asciugare per una giornata: solitamente si prepara la pasta il sabato, per cuocerla di domenica, a patto che i cubetti non spariscano prima:). Ma, come vi dicevo, potete anche cuocerli subito.


Portate a bollore il brodo e versatevi i cubetti. Lasciateli sul fuoco fino a che non verranno a galla - non occorreranno più di due minuti - quindi spegnete, mettete il coperchio e lasciate riposare cinque minuti prima di servire.

martedì 30 marzo 2010

Sformatino di Parmigiano Reggiano all'Aceto Balsamico Tradizionale

Nella zona in cui vivo, cuore del comprensorio di produzione del Parmigiano Reggiano e dell'Aceto Balsamico Tradizionale, e' difficile non trovare nei menu' dei ristoranti tradizionali questo piatto: sformato, flan, tortino...chiamiamolo come vogliamo e'  un ottimo modo per assaporare il Re dei formaggi.



Ingredienti per 4 porzioni:

100 gr di parmigiano reggiano grattugiato

50 gr di panna fresca
50 gr di latte intero
2 uova
sale e pepe

Questa volta ho usato un parmigiano  "vacche rosse"  invecchiato 30 mesi, altre volte ho usato un formaggio meno stagionato e il piatto e' piaciuto ugualmente...

In una terrina versare il parmigiano grattugiato, le uova intere, la panna, il latte e aggiungere una presa di sale (senza esagerare visto che il formaggio e' gia' molto saporito) e pepe a piacimento.
Imburrare quattro stampini e cuocere in forno a 160 gradi a bagnomaria per circa mezz'ora - dipende dalla grandezza dei contenitori - il composto deve rassodare.
Lasciare intiepidire e sformare su piatto decorando con qualche goccia di Aceto Balsamico qua' e la' (l'ideale sarebbe preparare una riduzione di aceto balsamico ponendo sul fuoco una casseruola con 180 grammi di aceto balsamico e 50 grammi di zucchero e lasciando cuocere fino a che raggiungerà la densità di uno sciroppo).


Di solito, nel piatto, per completare l'antipasto, aggiungo anche una fettina di prosciutto crudo di Parma o di culatello, una cucchiaiata di confettura, che in questo caso era di peperoni ma potrebbe essere di fichi o di pomodori.
Sara' l'antipasto per il pranzo di Pasqua :-)
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